Molte parti si affiancano, si intersecano, si scontrano, si amano, si detestano, e inevitabilmente si sopportano nell'indivisibilità di me.
Fino alla frattura, se e quando questa avverrà.

21 ottobre 2014

Fine

Pensavo che sono morta. 
Sono morta quella notte sulla Torino -Savona. E sono morta pensando a te. 
C'eri tu nei miei pensieri e nelle lacrime che mi hanno spinta fuoristrada. 
C'eri tu nel sangue che fuoriusciva dalla testa, C'eri tu tra quelle mani che cercavano il telefono per chiedere aiuto, prima di non vedere più niente, di non sentire che il nulla.
L'ultima immagine nei miei occhi eri tu e poi il silenzio assoluto. Solo la mente ripeteva, assordante, "non voglio vederti".
"ripetimelo ancora una volta che non vuoi incontrarmi" - ti avevo chiesto poche ore prima a pochi metri da te - "non ho voglia di vederti" erano state le tue ultime parole
Pensavo che ora non puoi dirmele più, perchè sono passati quasi 200 chilometri, ma sono "passata" pure io, a miglior vita.
Non ho ancora capito perchè, chi e che cosa, ha voluto che mi svegliassi in quel letto in ospedale,       se tu non c'eri.
Era tutto così perfetto, le lacrime, la tua voce, la strada, la radio, le lacrime, il telefono (mi chiamerà per farmi tornare indietro), la radio, la strada, le curve, le lacrime, il telefono ("fammi sapere quando arrivi"!), le lacrime, le luci, la strada, il telefono (vaffanculo), le lacrime, la strada, la nebbia, le curve, non è nebbia sono lacrime, un boato.
Fine.
Pensavo che sono morta.
Almeno per te.




Perchè è così che si dovrebbe vivere, se si vuole vivere. E' così che si dovrebbe amare, se si ama davvero. Con coraggio e illusione. Con perseveranza. Con l’idea, illogica e allegra, di poter prima o poi volare.

[ Baskerville ]